Tradizioni e cultura30 aprile 2019

L’architettura delle meraviglie

La casa rurale tradizionale in Moldova, esempio di architettura spontanea

L’architettura delle meraviglie

L’architettura rurale tradizionale è la testimonianza di una forma costruttiva che si è sviluppata a livello locale nel corso del tempo, con l’adattamento alle risorse disponibili (materiali per la costruzione) e legata alla vita sociale e culturale.

La tecnica costruttiva utilizzata, e anche la più antica, era costituita da pali verticali conficcati in terra, con tamponamenti realizzati in argilla, paglia sminuzzata, letame di cavallo e acqua, su una struttura di rami intrecciati. Esistono naturalmente altri sistemi più complessi, in tempi più recenti, secondo la disponibilità di materiale dei luoghi (mattoni in terra e paglia, legno).

L’orientamento dell’edificio risponde a necessità legate alle attività lavorative: nella maggioranza dei casi, la facciata principale guarda il cortile. Il tetto, quasi sempre a quattro falde, copre l’intero volume dell’edificio. Internamente, non si riscontrano molte variazioni: l’abitazione più comune è quella con la tinda (disimpegno) che collega generalmente due camere: la camera principale prende il nome di casa mare mentre la più piccola viene chiamata casa mică o camera con il focolare. La casa mare è la stanza buona, di rappresentanza, cioè l’ambiente dove viene portato l’ospite o dove si svolgono gli eventi particolari.

L’arredo è essenziale: un letto nelle vicinanze della stufa, l’unica fonte di calore in tutta la casa. A ridosso della canna fumaria, la stufa reca un ripiano sopraelevato dove viene allestito un giaciglio, nel quale dormono i bambini e gli anziani. Sulle pareti ci sono alcuni oggetti decorativi: tappeti, prosop e un’icona sacra. La camera con il focolare è anche lo spazio di lavoro nella stagione invernale: in un angolo c’è lo spazio riservato al capofamiglia, un tavolo con i suoi attrezzi, e un altro, riservato alle donne, con il telaio dove filano, tessono e ricamano.

Gli arredi erano, dunque, essenziali: letto, tavolo, sedie, scaffali per i piatti, mensole e cassettiera. Panchine o laiţele (panchine lunghe senza schienale), fatti di quercia o faggio, sono i più antichi mobili in uso nella maggior parte della Moldova, spesso senza decorazioni.

Escludendo alcune eccezioni, le case tradizionali presentano frontalmente una loggia, che prende il nome di prispă: dapprima aveva un ruolo funzionale, ma gradualmente, con l’inserimento di pilastri e balaustre, ha assunto anche un ruolo decorativo. Davanti all’ingresso, dall’allargamento della prispă (foişor), che nasce per necessità funzionali (coprire l’ingresso della cantina e proteggere l’ingresso della casa), diviene con il tempo uno spazio integrante della casa destinato allo svolgimento di alcune attività come la tessitura.

Un’altra caratteristica di questo modello abitativo è la cantina (beci), cioè uno spazio con pareti in pietra, ricavato sotto la casa e destinato alla conservazione degli alimenti e delle botti con il vino.

L'architettura popolare è anche caratterizzata dall'esistenza di numerosi annessi, ognuno dei quali svolge una certa funzione: dopo la casa, l’elemento architettonico più rappresentativo all’interno della gospodăria era la stalla (şură). Altre costruzioni aggiuntive erano la porcilaia (coteţ de porci), la tettoia per la legna e per gli attrezzi (şopron), il magazzino del mais (pătul), e il fienile quando quello sopra la stalla non bastava.

Le case erano circondate da giardini fioriti, alberi da frutta e ortaggi. In un certo senso la casa tradizionale moldava è costruita per servire poche generazioni: questi “monumenti” architettonici non sono più vecchi, nella maggior parte dei casi, di 100-150 anni: ciò è dovuto, da un lato, alle condizioni storiche sfavorevoli in cui il popolo moldavo ha vissuto e, dall'altro al fatto che la materia prima prevalente usata, vale a dire legno e terra, sono spesso oggetto di degrado.

Ancora oggi, tuttavia quando se ne incontra qualcuno, questi contesti restituiscono un’immagine viva di come poteva apparire un villaggio all’inizio del XX secolo.

Carlo Policano

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