Enogastronomia28 maggio 2019

L’Aligoté e la rivoluzione di Constantin Mimi – Parte II

Il ruolo poco conosciuto di un personaggio unico nella storia della viticoltura moldava

L’Aligoté e la rivoluzione di Constantin Mimi – Parte II

Non è facile parlare del ruolo e dell’importanza che ha avuto Constantin Mimi nello sviluppo economico e culturale di un Paese che tende, per sua natura, a dimenticare il passato: pochi sono gli studi che ne hanno analizzato oggettivamente, fuori dai luoghi comuni, i contributi e gli aspetti della sua personalità e del suo lavoro.

Nel 1900 Constantin Mimi costruisce un edificio a Bulboaca: la sua architettura, per alcuni dettagli, è qualcosa che sta a metà tra un edificio industriale e uno châteaux francese, chiaro elemento di rottura nel panorama territoriale limitrofo e segno evidente della volontà di un cambiamento necessario per lo sviluppo dell’intera zona.

Mimi aveva un forte senso d’appartenenza ai luoghi e alla comunità che li abitava: l’idea che sta alla base di questo edificio, oltre a rappresentare lo scopo per cui è stato costruito, è di alimentare e rafforzare l’identità collettiva, in quanto era necessario che pietre e mattoni parlassero a tutti i cittadini. E’ probabile, tuttavia, che nell’idea ci sia stata anche una sana nostalgia per gli anni passati a studiare viticoltura e vinificazione a Montpellier.

Mimi avvertiva l'incapacità della società russa di entrare nel nuovo secolo, quello dell'industrializzazione, che richiedeva un livello più avanzato di formazione dei cittadini: nell'Impero russo la maggioranza della popolazione era analfabeta, il che creava grandi problemi quando si voleva introdurre il progresso sia nell'agricoltura che nell'industria.

Sarà la voglia di cambiamento il filo conduttore di tutta la sua esistenza: tutte le sue attività sono rivolte a voler costruire qualcosa di nuovo e di concreto per aiutare la gente, quella abbandonata delle campagne, senza istruzione, che lo porterà nei vari anni a battersi per lo sviluppo agricolo e la riforma agraria, l'economia, l'istruzione pubblica e l'organizzazione dei servizi sanitari.

La vera passione per Mimi rimane comunque la viticoltura. L’esperienza francese si materializza non solo nei vigneti e nel vino: la scelta di Bulboaca per la futura impresa, sebbene avesse grandi vigneti a Ursoaia, fu dettatata da considerazioni puramente strategiche dovute alla posizione. A poca distanza si trovava infatti la ferrovia che avrebbe reso possibili i collegamenti con Odessa e Ungheni, verso direzioni opposte, tra Russia ed Europa.

Il vigneto Bulboaca si era intanto trasformato in una vera e propria stazione sperimentale, attraverso attività volte a migliorare l’istruzione de viticoltori, nonostante l’atteggiamento di disprezzo delle autorità russe: grazie agli sforzi di Mimi, la zona viene ad occupare una posizione di leadership tra i centri scientifici e pratici dell'Impero russo che gravitavano intorno al Mar Nero.

A complicare le cose, questa volta, ci pensa la fillossera, proveniente dalle regioni del nord Germania: è un momento davvero triste e difficile, di smarrimento, con la gran parte dei vigneti distrutti. Ma sarà proprio questa l’effettiva occasione per Mimi di attuare la sua agognata rivoluzione, quella di mettere in pratica finalmente le sue idee. E la rivoluzione si chiama Aligoté, una varietà più resistente alle infezioni rispetto ai vitigni autoctoni: Mimi procede alla creazione di nuovi vigneti innestati e cresciuti personalmente, eliminando determinati vitigni a favore di altri più produttivi (Pinot Gris, Traminer, Cabernet-Sauvignon, Pinot Meunier).

Di pari passo vengono modificate metodologie e tecnologie per la produzione del vino, creando condizioni ottimali per la conservazione e l’invecchiamento del vino. E’ la rivincita tanto sperata: in particolare, l’Aligoté si diffonde rapidamente in tutta la Bessarabia e il vino che se ne ricava è subito molto ricercato sul mercato russo. I vini di Constantin Mimi vengono decorati più volte con medaglie d’oro, ma il trofeo più prestigioso arriva dalla medaglia d’argento all’Expo Internazionale di Torino nel 1911.

La prima guerra mondiale porterà Mimi ad occupare il ruolo di Alto Funzionario dell’Amministrazione centrale romena: non c’è più tempo per occuparsi degli affari personali. Bulboaca, da centro attivo per la produzione dei vini, sembra entrare in uno stato vegetativo, mettendo in discussione lo stesso destino della cantina. Caduta in un doloroso oblio dopo il 1940, in epoca sovietica, Castel Mimi divenne proprietà statale e la sua storia presto dimenticata.

Ci vorrà il 2011 per iniziare quel percorso che la porterà al suo iniziale splendore. E Mimi non potrà che esserne fiero.

Carlo Policano

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