Tradizioni e cultura17 settembre 2019

Dialetti italiani nell’Europa dell’Est tra XIX e XX secolo – Parte II

Emigrazione sulle rotte meno conosciute

Dialetti italiani nell’Europa dell’Est tra XIX e XX secolo – Parte II

Quando parliamo di flussi migratori italiani ci riferiamo, per sintesi, alle comunità apparse nell’Est europeo nel periodo tra la fine dell’800 e la prima metà del ’900: per quanto considerati flussi minori, e per questo meno noti, meritano un’analisi, al di là del loro valore storico. Di seguito, una sintesi del fenomeno tra Romania, Moldova e Ucraina.

In Romania, tra le due guerre, gli “italiani” arrivarono ad essere 60.000: molti rientrarono nelle terre d’origine dopo il 1945, vittime di persecuzioni religiose (la fede venne parificata alle idee occidentali). Gli italiani superstiti costituirono comunità organizzate in tutte le città importanti e in alcuni centri come Greci, località fondata nel 1882 da coloni veneti al confine con l’attuale Moldova, rappresentando oltre il 15% della popolazione locale. 

Va sottolineato che nel XIX secolo la lingua italiana fu lingua diplomatica e commerciale assai diffusa in Grecia e nel mediterraneo ottomano: la presenza massiccia di operatori commerciali veneti e soprattutto liguri nei porti del “levante”, dalla Bulgaria alla foce del Danubio e poi a Odessa, e nei porti allora russi del Mar Nero, è ampiamente provata nelle testimonianze storiche dell’epoca.

L’ambiente dell’emigrazione ligure nel Mar Nero era legato all’importazione di grano dalla Crimea: lo stesso Giuseppe Garibaldi ebbe esperienze di commercio in quelle terre, e pare anzi, che proprio nel porto di Taganrog, sia entrato per la prima volta in contatto con le idee mazziniane.

Nella Costantinopoli di fine ’800, come testimonia Edmondo De Amicis, la presenza italiana, e genovese in particolare, spesso discendenti da famiglie presenti in città da generazioni, era prevalente: secondo lo scrittore, parlavano e scrivevano in un italiano alterato, come dimostrano alcuni giornali dell’epoca.

Di questa presenza linguistica e culturale oggi non rimangono tracce dirette se non in Moldova, dove la “comunità italiana” raccoglie i discendenti di un popolamento che fu più consistente nei primi anni del ’900 e che introdusse, nella capitale Chişinău, elementi provenienti dalla Liguria, in gran parte rientrati attorno al 1943–1944.  Attualmente, pur non essendo presenti scuole specifiche italiane, esiste un Liceo “Dante Alighieri” dove viene insegnata di base l’italiano.

Significativa pure la presenza in Crimea: questo insediamento, peraltro privo di legami con l’antica colonizzazione della regione da parte dei genovesi, risulta dissolto nel corso del XV secolo a causa delle invasioni tartare.

La comunità italiana si ricostituì tra il 1830 e il 1870 con apporti provenienti ancora una volta dalla Liguria (commercianti e imprenditori marittimi a Kerch, Berdyansk e Taganrog) ma soprattutto dalla Puglia (Bisceglie), regione dalla quale il governo russo incentivò l’immigrazione di contadini per l’entroterra di Kerch.

Più che la lingua italiana, di preferenza, veniva parlato il dialetto che, per le sue caratteristiche arcaiche rispetto alla madrepatria, fu oggetto di studi negli anni ’20: durante il periodo sovietico, esisteva, in seno alla comunità, una scuola italiana.

Tra il 1897 e il 1921 la popolazione italiana arrivò a rappresentare il 2%: in seguito i contadini d’origine pugliese furono vittime di programmi di collettivizzazione forzata che portarono all’istituzione di un “kolhoz italiano” e alla dispersione della comunità, accusata di collaborazionismo con i Tedeschi e quindi deportata, nel 1942, nelle steppe del Kazakistan.

Dopo la riabilitazione negli anni ’50, alcuni membri della comunità hanno fatto ritorno nella penisola e i loro discendenti hanno dato vita nel ’92 a una Associazione degli Italiani della Crimea, con alcune centinaia di iscritti tra Kerch e Simferopol.

La varietà delle situazioni analizzate impedisce di trarre conclusioni unitarie: alcune piccole comunità linguistiche diedero vita a importanti fenomeni di fusione (hamal, niciunul, în brațe) e prestiti lessicali dalle lingue locali. Un fenomeno unico che lo differenzia dai flussi migratori lungo le direttrici transatlantiche e nordeuropee.

Carlo Policano

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