Economia e turismo05 febbraio 2019

Il turismo, ai tempi dell’URSS – parte II (1970-1990)

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Il turismo, ai tempi dell’URSS – parte II (1970-1990)

Grande attenzione, durante la Guerra Fredda, venne data al miglioramento del sistema alberghiero e alla creazione di case di cura (sanatori).

Il numero di turisti stranieri in Unione Sovietica, in questi anni, aumentò cospicuamente: dai 2 milioni del 1970 si passò ai 3,7 milioni nel 1975 mentre oltre 2 milioni di cittadini sovietici nel 1975 viaggiarono all'estero, in aumento dopo gli anni negativi del dopo guerra.

L’Intourist gestiva il flusso turistico in entrata e anche l’effettuazione del turismo di uscita gestendo di fatto i viaggi, l’accompagnamento da parte delle sue guide per i gruppi di turisti sovietici che si recavano sia nei paesi socialisti (compresa Cuba) sia in quelli occidentali e in via di sviluppo (India, Egitto, Messico, Peru, Marocco), sia tutte le crociere che portavano i sovietici a destinazioni speciali (Danubio, Mediterraneo), costosissimi viaggi su navi da crociera sovietiche che costituivano l’oggetto del sogno di tanti.

In pratica Intourist diventò una tra le prime dieci aziende turistiche più importanti del mondo e Sputnik divenne la più grande organizzazione mondiale di turismo giovanile.

Nell'ottobre del 1980 con un decreto del Comitato Centrale del PCUS, si dispose l'ulteriore sviluppo e il miglioramento dell'offerta turistica in nuove regioni non ancora interessate da questo fenomeno ma adatte ad ospitare i viaggiatori.

Per la prima volta, dopo l'esperimento di Lenin negli anni Venti, in Unione Sovietica venne nuovamente consentita la proprietà privata delle imprese di commercio, produzione, servizi ed import-export. 

Questo nuovo flusso porta respiro alle attività minori e laboratori, negozi e ristoranti gestiti da cooperative, che divennero parte del nuovo panorama economico sovietico. Un'altra riforma importante fu quella che consentì investimenti di capitale straniero in Unione Sovietica attraverso la costituzione di società miste o joint-venture, sebbene sottoposte ad alcune limitazioni.

Tutte queste nuove misure ebbero inevitabilmente ripercussioni in questo settore: le restrizioni in materia di turismo in uscita vennero allentate cosicché ogni sovietico divenne libero di viaggiare fuori dai confini nazionali. Benché coraggiose, queste riforme, vennero attuate nel modo sbagliato: esse favorirono pochi gruppi di persone, coloro che oggi identifichiamo come “Nuovi Russi” o oligarchi che si spartirono le ricchezze del paese subito dopo la dissoluzione dell’URSS.

A partire dagli anni Settanta lo sviluppo del turismo era strettamente concertato attraverso i piani quinquennali o decennali approvati dall’autorità del turismo. Questi piani erano soggetti a stretti controlli sulla qualità perché essi dovevano essere utilizzati come base per lo sviluppo futuro del settore e come mezzo di influenza per le generazioni future.

Nonostante ciò, il Paese era tabù per gli stranieri, compresi quelli del Patto di Varsavia: se qualcuno riusciva ad andarvi, poi non era permesso fotografare ponti e stazioni ferroviarie, men che meno aeroporti o peggio ancora scattare foto dall'alto. Un Paese dove esistevano intere città (Sevastopoli, Samara, Kaliningrad) chiuse e non segnate sulle carte perché vi si custodivano i segreti dell'industria bellica e della potenza militare sovietica.

C'era anche un sistema di turismo interno dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche: tra le mete più richieste la Crimea, o l'Abcazia, considerata la Costa Azzurra sovietica, fino a Sochi, il più grande centro turistico del Sud dell'Urss. Oppure le montagne del Caucaso, le spiagge sabbiose della Lettonia o quelle sub tropicali di Batumi, in Georgia. O la Moldavia e i suoi vigneti.

Grande attenzione venne data al miglioramento del sistema alberghiero, dai campeggi, ai rifugi montani e alla creazione di case di cura (sanatori) e centri sportivi.

Negli ultimi anni dell’Unione Sovietica si verificarono alcune innovazioni decisive per il futuro sviluppo dei primi anni Novanta: l’industrializzazione e la standardizzazione in architettura hanno permesso di costruire sempre più velocemente le strutture e hanno stimolato l’intenso sviluppo del turismo di massa.

Carlo Policano

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