Tradizioni e cultura14 maggio 2019

Alexei Şciusev, il vero Archistar moldavo

Tra le numerose opere del grande architetto non mancano davvero le sorprese

Alexei Şciusev, il vero Archistar moldavo

Se a metà del secolo XIX, chiunque di noi si fosse trovato a girare per Chişinău, si sarebbe accorto di stare in una città ai margini dell’impero zarista: fangosa e dalle strade dissestate nei periodi invernali, piene di polvere, al passaggio delle carrozze, nelle splendide giornate assolate dell’estate. Di notte poi, la città era priva di illuminazione ed avvolta in un’oscurità totale.

La parte bassa della città era un labirinto di case, una zona paludosa e soggetta ai capricci del fiume Bâc e al cambiamento del tempo. La parte alta della città, al contrario, era meglio organizzata con belle case in pietra, con portici, scale e cortili. Era il quartiere "aristocratico". Tuttavia, la città non era priva di fascino, poiché le pittoresche colline circostanti erano piene di frutteti e di vita.

In questa città, nel 1850, arriva Victor Petrovici Şciusev, responsabile dell’ospedale cittadino: compra un pezzo di terreno in strada Leovscaia (oggi strada Şciusev), dove costruisce una casa di cinque stanze.

Ed è qui che nacque e visse per 24 anni Alexei Şciusev (1873-1897): ereditata dal fratello maggiore dell'architetto, Sergei Şciusev, la casa è rimasta in proprietà della famiglia fino al 1928. Divenne il primo museo di Architettura della Repubblica per poi essere riorganizzata come Casa-Museo Alexei Şciusev”.

E’ una casa che conserva tutto il suo fascino e l’atmosfera dell’ambiente familiare in cui è cresciuto: foto originali, disegni, documenti dall'archivio personale oltre al “tecnigrafo”, il tavolo da disegno. La casa dell’architetto è modesta ma conserva tutto lo spirito del secolo scorso: la mostra permanente è stata concettualmente riorganizzata attraverso diversi ambienti, tra i quali la stanza dei bambini e l’ufficio dell’architetto. Una stanza speciale è dedicata alle opere artistiche donate dall'architetto nel 1947.

Şciusev sogna progetti per i luoghi nativi, ma presto viene inghiottito dal circuito artistico della metropoli imperiale. Nel 1891 entra nell' Accademia russa delle Belle Arti a San Pietroburgo: pittura e disegno avrebbero avuto un ruolo importante nella sua vita, il suo talento pittorico lo avrebbe aiutato nella carriera di architetto. 

Terminata l'accademia, inizia un viaggio in Francia e in Italia: l’architettura francese lo lascia indifferente mentre rimane impressionato dall'architettura rinascimentale italiana e al suo ritorno a Mosca si concentra sulla creazione di un proprio stile, composto da elementi bizantini, rinascimentali e russi.

Impossibile fare un elenco delle sue innumerevoli opere. Vogliamo solo ricordare: il Mausoleo di Lenin, la stazione metropolitana Komsomolskaya di Mosca, considerata una delle stazioni più belle del mondo, il palazzo della Lubjanka, l’Hotel Mosca, il Teatro d'Opera e Balletto di Tashkent, il Museo di Architettura (oggi Museo Şciusev) di Mosca, il Mercato Khreshchatyk a Kiev.

La parola archistar ben si adatta ad Alexei Şciusev.

L’amore per la sua città natale però non lo abbandonerà mai. Torna a Chişinău nel 1945: trova una città in gran parte distrutta dai bombardamenti sovietici. Rivedere la città della sua infanzia piena di rovine, non lo lascia indifferente. Decide di aiutare la ricostruzione.

Il piano della città durò quattro anni, in più fasi. Il piano finale sarebbe stato approvato nel 1949, ma Şciusev non visse abbastanza per vederlo, in quanto un paio di giorni prima di firmare il documento, morì improvvisamente per un attacco di cuore. Chişinău, la città moderna che conosciamo oggi è stata progettata da Alexei Şciusev.

Şciusev regalerà anche all’Italia due bellissime ed importanti opere. La prima, la Chiesa russa in onore di S. Nicola di Bari, destinazione da secoli dei viaggi di pellegrinaggio ortodosso, fu costruita agli inizi del Novecento; la seconda, la Chiesa di Cristo Salvatore, venne costruita a Sanremo all'inizio del Novecento dalla nobiltà russa, che aveva scelto la città come luogo turistico e per soggiorni curativi.

Fu la zarina Maria Aleksandrovna, moglie di Alessandro II, ad inaugurare la consuetudine dei soggiorni dei russi in Riviera Ligure, trascorrendo a Sanremo l’inverno tra il 1874 ed il 1875. In segno di riconoscenza fece dono alla città che la ospitò dei palmizi per il lungomare: le autorità cittadine in segno di gratitudine le dedicarono il viale, chiamandolo Corso Imperatrice, nome che conserva tutt’oggi.

Carlo Policano

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