Luoghi07 luglio 2025

Mănăstirea Curchi, un angolo di S. Pietroburgo in Moldova

Costruita su progetto di Bartolomeo Rastrelli, il genio italico alla corte degli Zar

Mănăstirea Curchi, un angolo di S. Pietroburgo in Moldova

Francesco Bartolomeo Rastrelli, architetto, probabilmente nato a Firenze, o forse a Parigi, può essere annoverato a pieno titolo tra le più grandi personalità del suo tempo. Figlio dello scultore fiorentino Bartolomeo Carlo, beniamino dello zar Pietro il Grande, crebbe professionalmente grazie a brevi ma intense esperienze in Italia, Francia e Austria.  

Al termine di tale apprendistato tecnico, si trasferì in Russia, ad appena sedici anni, su richiesta di alcuni nobili di corte.

La fortuna di Rastrelli ebbe però inizio con l’imperatrice Anna che volle nominarlo architetto di corte, nel 1736. Ma fu dall’anno 1741, al tempo dell’imperatrice Elisabetta, che Rastrelli divenne il vero protagonista dell’architettura russa, tanto da creare una tipologia espressiva, definita Barocco Rastrelli, in pratica uno stile autoctono russo, rielaborato da espressioni del tardo barocco francese, tedesco, austriaco e italiano, inaugurando così una nuova tradizione russa. 

Un’opera la sua contrassegnata da un impegno culturale capace di trasferire a Est l’arte classica italiana, rielaborando regole e caratteristiche in linguaggi tipicamente russi, come nella chiesa della “Natività di Nostra Signora” (“Naşterii Maicii Domnului”) presente nel complesso monastico di Curchi, opera simile a quelle della “Cattedrale della Resurrezione” (Smolnii) di S. Pietroburgo o di “S. Andrea” a Kiev.

La chiesa costituisce un prezioso esempio di gusto barocco classicheggiante con inequivocabili rinvii estetici agli edifici di Filippo Juvarra, a Torino: la sua costruzione, avvenuta tra il 1862-1872, è dovuta all’architetto Lavrenti Lozinschi, all’epoca capo della Commissione edilizia e stradale basarabiana, che ha elaborato e utilizzato i disegni tecnici di Bartolomeo Rastrelli.

La pianta dell'edificio unisce il nucleo centrale, fiancheggiato da quattro torri disposte diagonalmente, con la cupola sferica, la più alta della Moldova, che raggiunge un'altezza di 57 metri. La facciata dell’edificio, ritmica, scandita da una successione di pilastri di tipo “corinzio”, è decorata con colori contrastanti specifici del barocco russo: sfondo rosso scuro, che mette in risalto i dettagli architettonici, e bianco, che mette in risalto quelli decorativi.

Il complesso religioso Mănăstirea Curchi risale al 1765: oggi quasi completamente restaurato, rappresenta sicuramente uno dei monumenti architettonici più importanti della Moldova, immerso in un ambiente naturale di rara bellezza, tra ricche colline ricoperte di foreste come i Codrii del Parco Nazionale di Orhei, nel villaggio di Curchi, ad una distanza di 55 chilometri dalla capitale.

Il monastero ha una storia culturale e religiosa lunga più di due secoli: dopo i danni della seconda guerra mondiale, durante l’epoca sovietica e il suo "ateismo scientifico", le autorità comuniste costrinsero i monaci ad abbandonare il monastero, confiscando pezzi di valore storico e culturale (icone, antichi manoscritti, libri).

Per un anno, il monastero ospitò una scuola di commercio. Il 1 luglio 1959, il monastero fu trasferito al Ministero della Salute che cambiò le destinazioni di chiese, celle ed annessi: furono trasformati in ospedale psichiatrico, obitorio, scuola, discoteca. Il vecchio cimitero fu livellato e alcune pietre furono usate per la costruzione del muro.

Il monastero fu finalmente in grado di tornare alla sua destinazione originaria il 21 settembre 1993, anche se fu solo nel 2002 che Curchi fu consegnato alla Chiesa Ortodossa.

Oggi Curchi, splendidamente restaurata, è inevitabile meta di pellegrinaggio e di percorsi turistici.

Carlo Policano

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