Enogastronomia15 ottobre 2019

Comunicare il vino per comunicare il territorio

Carattere, stile, metodo per raccontare il vino

Comunicare il vino per comunicare il territorio

Raccontare il territorio per raccontare il vino, o anche viceversa. Luoghi, persone, cucina, stagioni: tutto per far scoprire le eccellenze, cercare il bello e il buono per emozionare ed educare.

Negli ultimi anni si è parlato di “storytelling” del vino, dei modi di narrare e collegare territori e vino ad un viaggio. Oggi il vino lo raccontano tutti e, tranne casi rari, alla stessa maniera. Ci ritroviamo ad osservare bottiglie, calici e vigne: immagini, narrazioni, descrizioni sensoriali uguali per decine di vini diversi.

Il vino genera informazioni, se ne parla diffusamente su social network, blog e siti: l’appiattimento di questi messaggi è diffuso, sia che si tratti di contenuti prodotti dalle aziende vinicole, sia che si tratti di contenuti generati dal pubblico di winelovers che comunicano il vino tramite post, storie, dirette.

Ma cosa vuol dire comunicare il vino? Partiamo del luogo dove si produce e si conserva il vino: per molto tempo la cantina è stata unicamente un luogo di produzione, nascosto, poco accessibile. Oggi non è solo più questo: la cantina è una forza attrattiva per appassionati e per turisti, luogo di comunicazione, di vendita e di accoglienza (visite e degustazioni, ristorazione, foresteria), con attività legate all’enoturismo, che assumono dimensioni sempre più significative anche sotto il profilo economico per ogni produttore di vino.

Aprire le cantine diventa fondamentale, anche per chi non è appassionato di vino. Dentro ad un bicchiere di vino, c’è un mondo.

Gran parte della comunicazione digitale del vino oggi è uniforme e piatta: ogni evento in cantina genera in tutte le persone presenti immagini simili, descrivendo esperienza e vino con contenuti che tendono ad assomigliarsi molto, forse troppo.

In questo modo viene promosso lo stesso messaggio, nello stesso formato e con lo stesso tono. Che il consumatore scelga un modo piuttosto che un altro, poco cambia. Lo stesso vale per i contenuti dei propri siti: si incontrano descrizioni di aziende vinicole che non trasmettono proprio nulla di realmente identitario o originale.

Il problema è anche in parte legato al mezzo: difficile essere originali se si hanno a disposizione un’immagine e poche righe di testo, mentre lo spazio più allargato di un blog può offrire una certa dose di libertà.

Quando però si riesce ad avere di fronte il volto del produttore con le sue parole, tutto cambia. Che sia intervistato da qualcuno o che decida in autonomia di comunicare con il proprio pubblico, quando il titolare o referente di un’azienda vinicola parla, ogni contenuto diventa unico e originale.

Perché per fortuna le singole storie, le sfumature di approccio, le idee di vino, il tono di una voce reale, i gesti e il linguaggio non sono replicabili.

Ecco perché è di fondamentale importanza per un produttore imparare a comunicare se stesso, la sua storia e non semplici concetti applicabili a mille altri vini.

Un approccio del genere si applica molto bene ai canali social e meno ai contenuti di un sito web o di un blog, che necessitano di competenze di comunicazione che raramente si trovano in azienda.

Rimane il fatto che la voce e la storia dell’azienda, raccontata dall’azienda, restano insostituibili. Ecco perché, se non si hanno le risorse necessarie a inventare nuove strade, la soluzione si può trovare in quelle storie che non sono replicabili perché non appartengono a categorie, etichette o trend, ma al singolo individuo.  

Carlo Policano

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