Enogastronomia19 marzo 2019

Il Vigneto Moldova

Viaggio nella storia di una tradizione che perdura da millenni

Il Vigneto Moldova

Racchiusa tra Romania e Ucraina, la Moldova perfino sulla carta geografica assomiglia a un grappolo d'uva, con un territorio pressoché pianeggiante, interrotto da basse colline che rappresentano la parte sud-ovest della piattaforma sarmatica verso la quale degradano i Carpazi. Il clima, temperato dal Mar Nero poco distante, e la fertilità dei terreni (černozëm) ne fanno un'area ideale per l'agricoltura.

Un paese, dunque, con un'economia prevalentemente agricola e di cui il settore vitivinicolo rappresenta il ramo più importante, dove il territorio è situato tra il 46° e 48° parallelo, una latitudine che ricorda quella della Borgogna.

Viticoltura e vinificazione sono presenti in Moldova, secondo ritrovamenti archeologici, da oltre 5.000 anni. Gli scambi commerciali con greci e romani, giunti sulle coste del Mar Nero dalla fine del III secolo a.C., portarono indubbi miglioramenti nei metodi di coltivazione e di produzione.

Una prima riorganizzazione del settore avvenne sotto il regno di Stefan cel Mare (XV sec.), a cui seguirono poi tre secoli di dominazione ottomana in cui la coltivazione della vite subì un lento e progressivo declino.

Un sostanziale cambiamento avvenne dopo il 1812 quando la Bessarabia, ai sensi del “Trattato di Bucarest”, divenne una provincia dell'impero russo: sono anni di investimenti da parte della nobiltà russa che acquistarono aziende vinicole e cominciarono a coltivare varietà locali (Rara Neagră, Feteasca Albă e Neagră) sviluppati in microzone con ottime potenzialità come Purcari, Bulboaca, Romanești.

La seconda metà del XIX sec. vide l’apporto dei vignaioli francesi, svizzeri e tedeschi, chiamati dallo zar Alessandro I a sostituire le vecchie viti introducendo varietà internazionali. Fu in questo periodo che i vini come “Negru de Purcari” e “Romanești” resero la Moldova famosa come un produttore di vino pregiato, tanto che nell’Esposizione Universale di Parigi del 1878, proprio il “Negru de Purcari” ottenne il più alto riconoscimento sulla scena internazionale con la prima medaglia d’oro.

Nel 1842 viene fondata, con un decreto dello zar Nicola I, con il compito di sviluppare maggiormente la viticoltura, il primo Istituto di Istruzione Superiore, il Collegio Nazionale di Stauceni. Gli stessi Romanov scelsero questa parte centrale per impiantare a vite 600 ettari a Romanești, introducendo, come rossi, Cabernet, Merlot, Malbec e, come bianchi, le uve di successo in Russia, Rkatsiteli e Aligotè.

Alla fine del XIX secolo l’epidemia di fillossera colpì duramente anche i vigneti della Moldova, con un arresto del settore che durò per quasi un decennio. Tuttavia già dal 1906 vennero recuperati molti vigneti e nel 1914, alla vigilia della grande Guerra mondiale, il paese raggiunse la maggiore superficie vitata nell'Impero russo. La prima e la seconda guerra mondiale causarono, come facilmente comprensibile, danni nei vigneti con inevitabili ripercussioni sulla vinificazione.

La Moldova, durante l’epoca sovietica, per la vocazione dei suoi terreni, è stata oggetto di un colossale programma di ampliamento della coltivazione della vite mai realizzato: il Paese raggiunse il massimo storico della sua superficie vitata, fornendo un quinto del vino consumato in Unione Sovietica, quando questa era il terzo produttore del mondo.

Tutto questo ha influito sulla qualità dei vini prodotti. Per gestire questa immensa quantità di prodotto fu predisposta una serie di aziende di prima e di seconda lavorazione che  si occupavano della pigiatura e della fermentazione, per poi inviare il vino in cisterne agli impianti situati nelle zone di maggior consumo (Mosca, Kiev, Leningrado e Vladivostok) dove si concludeva la vinificazione.

Per combattere l’alcolismo dilagante, Mikhail Gorbaciov, a metà anni ’80, lanciò un’imponente campagna proibizionistica: per la Moldova, l’ennesima tragedia, con vigneti estirpati e vino distrutto. Poco prima dell’indipendenza (1991), molte delle cantine furono privatizzate e l’industria del vino ha iniziato un recupero lento e difficile.

A partire dal 2006, il settore vitivinicolo ha sofferto pesantemente il crescente numero di ostacoli alla commercializzazione del vino moldavo imposti dalla Russia, principale mercato di sbocco, con conseguente calo della produzione e fallimento di numerosi viticoltori e case vinicole che avevano investito nella modernizzazione della loro attività, facendo segnare così una significativa battuta d’arresto per l’intero settore.

Questi episodi, dopo un iniziale smarrimento, hanno segnato il punto di svolta del settore: nuovi investimenti nei vigneti, impianti e macchinari, hanno portato ad un rinnovamento, migliorando qualitativamente la produzione, e soprattutto diversificando il mercato attraverso la valorizzazione del territorio che sta permettendo alla Moldova di entrare nel circuito dell’enoturismo mondiale.

Carlo Policano

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