Tradizioni e cultura02 luglio 2019

Stefan cel Mare, l’Athleta di Cristo – Parte II

Sotto la protezione di Venezia e di Roma, fu il primo sovrano moldavo a stabilire rapporti diplomatici e culturali con l’Italia

Stefan cel Mare, l’Athleta di Cristo – Parte II

La caduta di Caffa diede sia al sultano Maometto II che al papa Sisto IV l’impressione che gli ottomani fossero praticamente ad un passo dalla vittoria finale nel Mar Nero. Tensione, paura e speranza si diffusero al confine orientale della cristianità.

La resistenza delle truppe di Stefano III di Moldavia, specialmente a Chilia (alle foci del Danubio) ma anche a Cetatea Albă (alle foci del Dnestr), e forse soprattutto il fatto che durante quell’estate la salute di Maometto II non gli permise di concentrarsi sulla Moldavia, fino a costringerlo ad abbandonare la campagna, fecero sì che gli Ottomani non uscissero vittoriosi dal conflitto.

Da un lato la campagna moldava di Maometto II del 1476 fu un fallimento, e, dall’altro, Stefano III e il suo sovrano Mattia Corvino persero l’unica opportunità di distruggere le forze del sultano.

Le truppe ottomane furono scacciate dalla Moldavia, probabilmente meno di due terzi degli 80.000 uomini radunati da Maometto contro la Moldavia riuscirono a uscire dal paese di Stefano.

Ma questo era troppo poco rispetto a ciò che ci si aspettava da lui: Venezia gli aveva promesso grandi ricompense, inclusi alcuni territori (la Valacchia, parte della Serbia o Bulgaria). Roma aveva promesso di meno, ma una cosa molto più significativa: se avesse vinto Stefano sarebbe diventato re.

I rapporti tra Stefan e Mattia comunque erano tesi: Stefano aveva dichiarato ad aprile 1476 che non era vassallo di nessuno e a Roma il messaggero di Stefano aveva affermato che il suo padrone doveva essere finanziato direttamente, non tramite Mattia.

La pressione esercitata da Venezia alla fine del 1476 dimostra quanto grande era la speranza di sconfiggere Maometto II in Moldavia e quanto grande fu la delusione quando il piano di intrappolare Maometto II tra gli eserciti moldavo e ungherese fallì miseramente.

Il papa Sisto IV pensò di deporre Stefano dal titolo perché avevano fallito contro gli Ottomani, ma in entrambi i casi, gli amici italiani del sovrano furono capaci di evitare la deposizione. Stefano fu riconosciuto da Sisto IV come monarca cristiano (“vero campione della fede cristiana”) dopo un falso pellegrinaggio a Roma.

Venezia era a conoscenza delle questioni aperte tra Ungheria e Moldavia: era consapevole di aver «creato» Stefano III in Occidente, addirittura inventando vittorie anti-ottomane a suo favore, e lo aveva promosso come crociato alternativo a Mattia.

Vendramin, il doge di Venezia, più che ottantenne, era considerato un uomo d’affari poco onesto e un mercante corrotto. Come doge, si preoccupò di migliorare la sua immagine, preoccupato della sorte della cristianità e del successo della Repubblica. Mantenne buone relazioni con Sisto IV, altra figura contestata, accusato di corruzione e di nepotismo.

In sostanza Vendramin desiderava una conferma ufficiale del papa per tutti i privilegi elargiti alla Moldavia e a Stefano: la Moldavia doveva ricevere aiuto. Per i costi finanziari e umani dei precedenti sforzi bellici contro gli Ottomani è difficile pensare che Stefano III sarebbe stato in grado di resistere a un nuovo assalto ottomano. Stefano non doveva essere deposto da campione della fede cristiana e le relazioni tra il principe moldavo e il papa dovevano rafforzarsi e rinnovarsi tramite la proclamazione della crociata e del giubileo romano.

Maometto II era ancora in piedi: da un lato, Stefano emerge indirettamente non solo come capo della crociata, ma anche come pari agli altri re e principi cattolici. Sisto IV invece rischiava di passare alla storia come il papa sotto il quale i Turchi entrarono in Italia (il che avvenne nel 1480).

Alla fine, le pressioni di Venezia ebbero effetto, sia su Roma che su Suceava. Nel 1477, Stefano presentò a Venezia «il conto» per i suoi servizi.

Stefano III fu il solo principe moldavo ad essere riuscito a stabilire rapporti diplomatici e culturali con l'Italia, soprattutto con Roma e con Venezia, identificando nel proprio nome la prima presa di contatto del popolo moldavo con la civiltà italiana.

Carlo Policano

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