Tradizioni e cultura16 luglio 2019

I sanatori: vita quotidiana nei luoghi della cura del corpo

Le ferie ai tempi dell’URSS – Parte II

I sanatori: vita quotidiana nei luoghi della cura del corpo

I sanatori non erano solo al mare: le principali condizioni per la scelta di un posto e per l’apertura di una struttura del genere era che fosse in un luogo isolato e nel mezzo alla natura.

Con Nikita Kruscev la vacanza proletaria diventa un’istituzione di massa. Il partito continuava a propagare l'ideale comunista di un'assistenza sanitaria equa per tutti.

Negli anni ’60 e ’70, i processi di prefabbricazione in architettura permisero di costruire più velocemente le strutture e di conseguenza stimolarono maggiormente lo sviluppo di questo tipo di turismo: il servizio sanitario era per l’epoca tra i più innovativi e al loro interno operavano équipe di professionisti durante tutto il periodo di soggiorno degli ospiti. Tuttora molte di queste strutture operano offrendo una gamma di trattamenti proprio come se si vivesse ancora sotto l’era sovietica.

In linea di principio, i lavoratori industriali e quelli con condizioni mediche precarie avevano la priorità, anche se in pratica la migliore sistemazione di solito andava a coloro che avevano denaro e connessioni.

Inizialmente i sanatori erano divisi per categoria: per gli insegnanti, i medici, gli operai. La versione italiana del “Dottor Zivago” fu contrattata proprio da un sanatorio: Boris Pasternak scriveva da qui a Feltrinelli nella speranza di vedere l’opera pubblicata, in quanto non gradita in Russia. 

In principio c’era la visita medica: da qui la redazione di un programma su misura di ginnastica, raccomandazioni dietetiche e trattamenti.

Una volta in sanatorio sveglia al mattino per tutti alle 7, ginnastica all’aria aperta, colazione e procedure termali e/o curative.

Come possibili divertimenti venivano offerti il biliardo, gli scacchi e la lettura. Il pasto veniva servito collettivamente, a orario rigido. Ai pazienti era proibito fare rumore, sbattere porte e gridare, non era permesso bere alcolici. 

Gradualmente si fa strada una visione sempre meno ideologizzata della vacanza. In URSS, ancora prima del crollo, le maglie del controllo cominciano a lasciare spazio ad altre forme di villeggiatura. L'ascesa della cultura termale occidentale, con il suo punto focale sul lusso, hanno favorito una generazione di consumatori post-sovietici sempre meno interessati alla componente medica di un soggiorno di sanatorio. Alcune di queste strutture si sono piegate alla domanda dei consumatori, altri nonostante queste sfide, hanno conservato qualcosa del loro patrimonio medico. Un soggiorno in un sanatorio è ancora visto come prevenzione e cura, per una vasta gamma di malattie.

Molti sanatori oramai non sono più nei confini russi, sparsi sul territorio dell’ex Unione Sovietica: conservano però le atmosfere di una volta, i marmi, i riti delle vecchie cure e godono dei finanziamenti dello Stato. Proprio come un tempo, non sono frequentati da persone abbienti, ma da chi ha bisogno di rigenerarsi.

Nonostante siano diventati il simbolo del riposo proletario, ma soprattutto palestre dell’ideologia sovietica, sopravvivono in vari stati di degrado, relativamente ancora in funzione. Il futuro di questi spazi rimane incerto nella speranza che presto siano protetti e ripristinati per le generazioni future e per la loro singolare storia architettonica.

Sebbene oggi il loro numero sia calato e molte strutture siano in decadenza, ci sono moltissimi sanatori ancora operativi, dall’Armenia all’Uzbekistan, alla Moldova: alcune strutture tutt’ora sono un punto di riferimento come Staţiunea „Struguraş” di Dubăsari, la Staţiunea Balneoclimaterică “Codru” di Călărași, il Centrul “Speranţa” di Vadul lui Vodă o il Sanatoriul “Nufărul alb” di Cahul.

Non sorprende che si sappia poco dei sanatori al di fuori della sfera post-sovietica. Salute e malattia, gioventù e invecchiamento sono preoccupazioni senza tempo. Queste sale silenziose, i corridoi e i giardini rimangono templi per la contemplazione del proprio futuro.

Carlo Policano

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