Tradizioni e cultura01 ottobre 2019

Il patrimonio scomparso: la Spada di Ştefan cel Mare

In quale museo si trova la spada originale del difensore della cristianità?

Il patrimonio scomparso: la Spada di Ştefan cel Mare

Bisanzio (poi Costantinopoli) è il più antico nome dell'odierna città di Istanbul. Nessuna altra città può vantarsi di essere stata capitale di tre diverse grandi civiltà, punto nevralgico che collega Mediterraneo e Mar Nero, così come Europa e Asia.

Situato nel cuore di Istanbul, vi è un luogo altrettanto particolare: si tratta del Palazzo del Topkapi, oggi museo nazionale. Costruito nel 1470 in seguito alla presa di Costantinopoli da parte di Maometto il Conquistatore, fu antica residenza del sovrano che vi ha abitato fino alla sua morte: non fu l’unico, qui hanno vissuto ben 26 dei 36 sultani dell’Impero Ottomano. Occupa uno spazio di 700.000 metri quadrati; tra le collezioni al suo interno trovano spazio gioielli, armature, porcellane, ritratti ed abbigliamento appartenuti ai sultani.

Tra i manufatti più importanti nel museo Topkapi, nella sala delle armi, c’è una spada moldava: semplice, a doppio taglio, solitamente usata con entrambe le mani e per la quale era richiesta una forza fisica straordinaria, che attira l'attenzione per araldica e dimensioni (125 cm di lunghezza per un peso di 2,5 kg).

E’ la spada di Ştefan cel Mare, un'arma carica di leggenda, temuta dai turchi, realizzata in acciaio speciale. L'impugnatura della spada, a forma di croce, è adornata con lo stemma della Moldavia, la testa dell’uro e l'iscrizione slava "Io Ştefan Voievod sovrano della Terra di Moldavia" sul disco della maniglia. 

La sua storia è controversa, con differenti ipotesi sulla sua origine, sull'uso dell'arma, sul materiale con cui è stata realizzata e su come sia giunta nel museo turco.

Si dice che la spada fu ricevuta da Ștefan il Grande dopo la “battaglia di Vaslui” da papa Sisto IV, in segno di riconoscimento per il ruolo decisivo nella difesa del cristianesimo.

Ma non tutti gli storici concordano: alcuni, si basano sulla corrispondenza effettuata dal voivoda con i genovesi e ritengono che la spada fu realizzata su ordine preciso: ne è testimonianza un documento nel quale viene indicata la persona che ha ricevuto l'ordine, un certo Cristoforo, che avrebbe dovuto inviare un armaiolo in Moldavia per studiarne il modello. L’ordine sarebbe stato onorato con i genovesi che consegnarono un'arma in acciaio speciale, proveniente da Toledo, a quei tempi il miglior materiale esistente per la fabbricazione di spade.

A sostegno che si tratti davvero della spada di Ştefan cel Mare ci sarebbero alcuni affreschi delle chiese moldave erette dal voivoda, dipinte in parte durante il suo stesso regno, e soprattutto la descrizione contenuta in alcune fonti scritte.

Si sostiene, altresì, che la spada non fosse utilizzata in combattimento per il semplice fatto di eliminare il rischio che un'importante oggetto della dinastia e un simbolo reale rischiasse di essere danneggiato o perso. Secondo alcuni studiosi, infatti, la spada era un segno di potere ereditata secondo le regole della dinastia: più precisamente, la spada sarebbe appartenuta a Dragoş Voda, il primo voivoda del nascente principato.

Rimane il mistero di come la spada sia arrivata in Turchia. La versione più accreditata è il furto da parte dei turchi che ne trafugarono il corpo insieme alla sua spada. Questo evento sarebbe accaduto dopo il 1538, quando Petru Rareş fu respinto dalle rappresaglia di Solimano il Magnifico. Il suo corpo sarebbe stato restituito solamente nel secolo scorso, mentre la sua spada si trova tuttora ad Istanbul, nel museo del Topkapi.

Sebbene i negoziati con le autorità turche fossero stati avviati per portare la spada in Romania, incluso lo scambio di manufatti, l'arma rimane ancora in Turchia, nonostante l’esistenza in Romania e Moldova (Fortezza di Soroca) di copie dell’originale.

Carlo Policano

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