Tradizioni e cultura04 febbraio 2020

Ștefan III cel Mare

Il principe, simbolo della Moldova

Ștefan III cel Mare

Se c’è una figura in Moldova, cosa rara, che mette tutti d’accordo è quella di Ștefan cel Mare, personaggio storico che va oltre il mito o la visione romantica.

Nella vita quotidiana di chi vive in Moldova, Ștefan cel Mare è onnipresente, dai nomi delle strade di tutti i villaggi e le città della Moldova, a ogni banconota (leu), dove la sua effige domina la parte frontale, nel monumento più famoso o nel parco cittadino della capitale.

In poche parole Ștefan cel Mare rappresenta l’orgoglio nazionale di ogni cittadino moldavo ed è il personaggio più importante dell’intera storia nazionale.

Figura di rilievo del XV secolo, Ștefan III cel Mare (il Grande), si assicurò il trono nel 1457 con l'aiuto di Vlad III di Valacchia (Vlad Țepeș), detto l’impalatore, conosciuto in occidente con il soprannome di Dracula, suo cugino.

Ștefan cel Mare difese il suo regno dalle aspirazioni espansionistiche del Regno d'Ungheria, del Regno di Polonia e dell'Impero Ottomano. La guerra contro i turchi e il successo militare nella Battaglia di Vaslui lo resero celebre in Europa, tanto da essere definito dal pontefice Sisto IV (il papa che fece costruire la Cappella Sistina) come il “vero atleta della fede cristiana”. Ștefan cel Mare fu elogiato dal cronista polacco Jan Długozs, il quale notava che egli «è il primo dei principi del mondo ad aver ottenuto una vittoria contro i turchi».

Nonostante il medioevo sia abitualmente percepito come un periodo di conflitti militari, il principato di Ștefan cel Mare è caratterizzato per la maggior parte come un’epoca di pace: le poche azioni offensive al di fuori dai confini della “Terra di Moldavia”, sono rappresaglie e recuperi territoriali imposti da necessità difensive. Ștefan cel Mare fu testimonianza della grande capacità di dialogo con la Chiesa cattolica, l'Occidente e l’Islam. Ștefan fu il solo principe moldavo ad essere riuscito a stabilire rapporti diplomatici e culturali con l'Italia, soprattutto con Roma e con Venezia, identificando nel proprio nome la prima presa di contatto del popolo moldavo con la civiltà italiana.

Il suo regno durò quasi mezzo secolo, dal 1457 al 1504. Sotto il suo governo, la Moldavia raggiunse il suo massimo splendore. L’epoca di Ștefan cel Mare può essere considerata, senza alcun dubbio, come il momento di massimo sforzo militare e, di fatto, il periodo più prolifico per quanto riguarda la costruzione di un sistema difensivo per il controllo del Paese.

Il principe diede particolare attenzione alla difesa del Paese identificando le fortezze militari come le “vere colonne del potere”, nuclei di resistenza che avrebbero deciso la sorte in situazioni estreme, come avvenne nell’estate del 1476 quando, in seguito alla sconfitta subita a Valea Albă (o Războieni), le fortezze resistettero all’assedio ottomano sopravvivendo alla terribile minaccia volta ad annientarlo.

Ne abbiamo conferma nel messaggio diplomatico inviato al Senato di Venezia (8 maggio 1477), quando il principe affermò che Chilia e Cetatea Albă sono la “Moldavia intera” e che “la Moldavia con questi due territori è un muro per l’Ungheria e per la Polonia”. L’intuizione di Ștefan cel Mare fu confermata dai piani del suo avversario, il sultano Bayezid II, che conquistò le fortezze nell’estate del 1484 e che permise la trasformazione del Mar Nero in un “lago ottomano”.

Ștefan cel Mare, secondo la testimonianza del medico veneziano Matteo Muriano, che giunse in Moldavia nel 1502 per curarne la salute, ingaggiò 36 battaglie: “Sono circondato da nemici da tutte le parti e da quando sono il voivoda di questo Paese ho condotto 36 battaglie, vincitore in 34, ne ho perse 2”.

Cifre vicine alla realtà, senza la complicazione per la seconda sconfitta. Se siamo sicuri della sconfitta di Valea Albă (1476), il secondo insuccesso, percepito da Ștefan come “battaglia persa”, è difficile da stabilire: l’assedio di Chilia (22 giugno 1462), la perdita di Chilia e di Cetatea Albă (estate 1484) o il tentativo di liberare la città l’anno successivo? Se il medico inviato dal doge raccolse in maniera corretta la testimonianza, resta “sconosciuta” la seconda sconfitta di Ștefan cel Mare.   

Carlo Policano

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