Tradizioni e cultura05 aprile 2019

I pozzi, il passato ancora presente della Moldova

Vera memoria dei luoghi dove la vita aveva un senso che molti hanno dimenticato

I pozzi, il passato ancora presente della Moldova

Da sempre la vita dell’uomo è legata alla presenza di acqua. L’approvvigionamento idrico rappresenta una necessità primaria: la scelta del luogo dove stabilire la propria dimora dipendeva infatti dalla vicinanza a un corso d’acqua o a una sorgente.

La ristretta quantità di studi dedicati ai “pozzi” è in contrasto con l’abbondanza del loro numero in tutta la Moldova: se infatti pochi sono i contributi dedicati a questi manufatti, ancora meno sono le notizie in merito alle loro caratteristiche, agli aspetti tecnologici e tipologici.

È parso opportuno, nel tentativo di effettuare una ricerca, prendere in considerazione un campione significativo di questi manufatti: la distribuzione dei pozzi è omogenea in tutto il territorio con alcune eccezioni, come ad Hădărăuţi (Ocniţa), dove sono presenti oltre 600 pozzi su 2.000 abitanti.

La classificazione tipologica dei pozzi deve essere impostata sulle caratteristiche delle parti strutturali (basamento, rivestimento, allestimento) o sui materiali adottati. 

Il rivestimento più adatto era frutto di una scelta fatta “sul campo” dalle maestranze che adottarono materiali e tecniche diverse ricorrendo alla reperibilità della materia naturale presente nel territorio circostante.

Solitamente di forma circolare, con diametro interno tra i 60/140 centimetri con variazioni nello stesso manufatto, i pozzi raggiungono generalmente la profondità di 7/8 metri circa. La realizzazione avveniva a mano eseguendo uno scavo iniziale di pochi metri entro il quale si costruiva un anello a contrasto diretto con il terreno per evitare frane. Si continuava lo scavo nella parte sottostante procedendo di pari passo alla sottomurazione fino al raggiungimento della falda freatica. 

La necessità del basamento derivava dal fatto di preservare la struttura da possibili cedimenti del rivestimento che doveva poggiare su una parte solida, quasi sempre lignea, in quanto il materiale conserva la sua massa a contatto con l’acqua e al contempo assolve ad un’altra funzione, legata alla necessità del filtraggio dell’acqua di falda, che avveniva anche grazie alla presenza di materiale pietroso sul fondo.

Il rivestimento era fatto utilizzando pietra locale che continuava anche fuori terra per formare una protezione nella quale era ricavata la bocca del pozzo chiusa con una botola: queste precauzioni limitavano la caduta accidentale di animali e materiale organico, offrendo maggiore garanzia anche sotto il profilo igienico.

Tuttavia l’elemento architettonico più appariscente appare l’allestimento fuori terra, spesso formato da piccole opere d’arte fantasiose, per le belle forme, tra simboli antichi o elementi geometrici, in cui fondamentale era la preparazione e lavorazione del legno o del metallo, realizzate da artigiani locali. Avevano alla sommità un tetto, più o meno grande, che diveniva così luogo di ritrovo nelle giornate estive o anche di incontro per le storie d'amore.

Le operazioni di prelievo dell’acqua erano agevolate da appositi allestimenti: il più antico era il sistema detto “a bilanciere”, usato con le falde acquifere poco profonde. Si trattava di una trave posizionata su un fulcro asimmetrico: all'estremità del braccio più lungo si trovava un contenitore (secchio) mentre nella parte opposta, un contrappeso (pietra) bilanciava il carico, permettendo così anche ad un singolo uomo, di sollevare, con poco sforzo fisico, quantità gravose. Questi pozzi oggi sono rari, soprattutto per l’abbassamento della falda freatica.

Per eliminare l’ingombrante bilanciere è stata introdotta la carrucola: attorno a questa scorreva la catena alla cui estremità inferiore era appeso il secchio che scendeva da solo, per gravità. Sull’altra estremità le mani agivano da motore per sollevare l’acqua, con sistemi diversi.

Un piccolo particolare: seppure realizzati da privati ​​in un angolo della loro proprietà, i pozzi hanno il libero accesso dalla strada, proprio per sottolineare l’uso comunitario o di chiunque ne abbia necessità. Tuttavia, a causa dell’inquinamento da nitrati della falda superficiale, l’acqua è diventata malsana e di conseguenza i pozzi oggi sono sempre meno utilizzati.

Un vecchio pozzo è un vero libro di storia del luogo. Ogni pozzo ha una sua storia. Un luogo dove la vita ha senso, anche se quel senso è stato lasciato per cercare, altrove, un significato nuovo.

Carlo Policano - Svetlana Moțpan

Ultime news

lunedì 27 aprile
Pavel Nică e la catastrofe di Chernobyl
Un giornalista moldavo, testimone scomodo del regime comunista sovietico
venerdì 28 febbraio
Mărțișor
Un filo rosso e bianco che simboleggia l’inizio della Primavera e la rinascita della natura tra...
martedì 25 febbraio
Dragobete
In Moldova l’amore arriva due volte
venerdì 21 febbraio
Genova, le colonie del Mar Nero – Parte II
L’evoluzione dei centri e delle relazioni commerciali
martedì 18 febbraio
Genova, le colonie del Mar Nero
L’evoluzione dei centri e delle relazioni commerciali
venerdì 14 febbraio
La Moldova e il Patto Molotov Ribbentrop – Parte II
Il patto e le conseguenze nella nuova fisionomia forzata dei territori
martedì 11 febbraio
La Moldova e il Patto Molotov Ribbentrop
Il patto e le conseguenze nella nuova fisionomia forzata dei territori
venerdì 07 febbraio
Ștefan III cel Mare - Parte II
Il principe simbolo della Moldova
martedì 04 febbraio
Ștefan III cel Mare
Il principe, simbolo della Moldova
venerdì 31 gennaio
Tutto andrà bene
Il mantra della positività nella vita quotidiana dei moldavi
International editions:   Italiano | English | Russian | Română