Tradizioni e cultura28 giugno 2019

Stefan cel Mare, l’Athleta di Cristo – Parte I

Sotto la protezione di Venezia e di Roma, fu il primo sovrano moldavo a stabilire rapporti diplomatici e culturali con l’Italia

Stefan cel Mare, l’Athleta di Cristo – Parte I

La prima metà del ’400 fu un periodo tormentato per l’intera Europa cristiana: nuovi fenomeni di corruzione dei costumi, all’inizio del Rinascimento, non risparmiarono nemmeno gli ambienti ecclesiastici. E, come se non bastasse, oltre a queste ferite all’interno della civiltà cristiana, il terribile pericolo ottomano incombeva e già da tempo i turchi avevano cominciato l’espansione in Europa, verso i Balcani e l’Ungheria.

Appare chiaro che la causa del conflitto ottomano-moldavo fu proprio il bisogno da parte del sultano Maometto II di garantirsi il controllo sui porti settentrionali del Mar Nero per gestire meglio le operazioni sul suolo europeo.

La crescente minaccia ottomana spinse il Principato di Moldavia, tradizionale alleato dell'Ungheria, a cercare l'aiuto della Polonia: una svolta che si concretizzò, nel 1439, con il rifiuto da parte dei polacchi a smembrare la Moldavia tra Polonia e Ungheria, come richiesto dal sovrano di quest’ultimo Paese.

Nel 1444 i moldavi si schierarono a fianco della Polonia nella disastrosa battaglia di Varna. La crescente instabilità del trono moldavo, sotto il voivoda Petru III Aron, riportò, poco dopo, il regno sotto l'influenza dell'Ungheria retta dal capitano Giovanni Hunyadi.

Succeduto a Petru III Aron, il voivoda Ștefan III di Moldavia (Ștefan Cel Mare), rientrò in possesso delle fortezze di Chilia (1465) e Hotin (1466) e cercò di consolidare il dominio sui propri territori. Nel frattempo, il sovrano d'Ungheria Mattia Corvino, succeduto a suo padre Giovanni Hunyadi, decise di sfruttare il rinato potere della Moldavia per indebolire la frontiera settentrionale dell'Impero ottomano in Europa.

Dopo la morte del Voivoda di Transilvania Giovanni Hunyadi acquistarono fama, combattendo, due personaggi suoi successori come «atleti» del papato nella guerra contro gli Ottomani: nel 1457 l’albanese Skanderbeg, già musulmano in gioventù, vassallo di Napoli e di Venezia e nel 1476 il valacco Stefano III di Moldavia.

Essere un athleta non era una semplice ricompensa o solo un affare di prestigio, ma un vero dovere cristiano, un obbligo, con benefici e rischi: è difficile dire quanto antichi fossero i doveri di un athleta alla frontiera della cristianità latina.

La fama quasi mitica che Stefano aveva acquisito dopo la vittoria di Vaslui (1475) contro l’esercito ottomano continuò a crescere ed egli riuscì a godere, almeno in parte, dei benefici di essere stato l’unico sovrano ad aver sconfitto gli Ottomani negli ultimi decenni. Dopo la morte di Skanderbeg nessuno occupò questo titolo fino a Stefano III, unico sovrano ortodosso favorevole ai crociati rimasto in Oriente.

L’investitura di Stefano ad athleta era due volte eccezionale: egli era ufficialmente il vassallo di Mattia Corvino (mai nominato athleta) e non era latino. Nominare Stefano athleta dev’essere stato un grande sforzo da parte di Venezia e di Roma e aumentava la rivalità tra Stefano e Mattia.

Nella «bolla moldava» di Sisto IV, Mattia regnava al confine della cristianità quale verum Christi pugilem (il vero campione di Cristo) mentre Stefano non era un carissimus filius, formula riservata a papi, re e imperatori, ma un dilectus filius, attributo assegnato di solito a duchi e nobili importanti con largo potere territoriale.

Sisto IV aveva emanato a tal proposito la bolla Redemptor Noster in cui proclamava la città di Cetatea Albă, principale porto moldavo sul mare, nuovo importante luogo santo della cristianità, secondo solamente alle terre sante della Palestina e a Compostela. Tutto ciò era dovuto agli immensi sforzi di Stefano che aveva combattuto i Turchi: l’importanza della Moldavia nella cristianità latina divenne ancora più grande, almeno nei termini dei risultati spirituali.

Inoltre, se mai c’era stato qualche dubbio, la Moldavia era ufficialmente la terra della crociata e viveva per la sua santa causa. Venezia riuscì ad assicurare la difesa romana dell’istituzione di Stefano, e apparentemente egli riuscì a mantenerla fino alla fine della sua vita, godendo del favore dei successori di Sisto IV che considerarono lui e i suoi Valacchi gli unici crociati di rito greco a difesa di Roma.

Sisto IV tentò, molto cautamente, di mantenere un certo equilibrio tra le forze rivali di cui aveva bisogno per la crociata. Questo compromesso fu reso possibile dalla nomina del messo romano Pietro di Cristian quale vescovo latino in Moldavia e dal supposto desiderio di Stefano di andare in pellegrinaggio a Roma. 

Carlo Policano

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