Luoghi11 ottobre 2019

Il Monastero di Voroneț, la Cappella Sistina d’Oriente – Parte II

In Bucovina, un miracolo in mezzo alla foresta, un luogo magico. E poi l’azzurro

Il Monastero di Voroneț, la Cappella Sistina d’Oriente – Parte II

Se la profonda fede costituisce la base dell’azione politica di Ştefan cel Mare, perseguita dal figlio Petru Rareş, lo stesso può dirsi per la sua opera di diffusione del messaggio cristiano attraverso la fondazione di numerose chiese e monasteri, spesso costruiti a seguito di una vittoria, testimonianza di uno sviluppo artistico che non ha avuto eguali nella storia di questi territori e sintesi della splendida stagione artistica che ha caratterizzato la storia della Moldavia tra XV e XVI secolo. 

Ad aprire il percorso in questo “arcipelago monastico”, non potrebbe esserci miglior esempio di Voroneţ, fondato da Ştefan cel Mare nel 1488 come “voto” in occasione della terza battaglia contro i Turchi, situato a soli 36 km dalla città di Suceava. Definito anche la “Cappella Sistina d'Oriente”, il monastero incarna un po’ tutte le caratteristiche riscontrabili negli altri monasteri, in un’originale fusione di elementi stilistico-architettonici bizantini nell’uso dello spazio e di elementi europei che ritroviamo ad esempio nell’utilizzo di bifore gotiche.

La chiesa, dedicata a San Giorgio e costruita più di 500 anni fa in un tempo record, dal 26 maggio al 14 settembre del 1488, provoca ad un primo impatto visivo, uno stordimento con le sue pareti esterne interamente affrescate, in una apoteosi di colori e immagini, tutte pervase dal cosiddetto “azzurro di Voroneţ” che la legenda attribuirebbe, erroneamente, all’utilizzo di lapislazzuli.

La caratteristica di Voroneţ non è solo nella struttura del pigmento azzurro, ma soprattutto nella sua resistenza in condizioni climatiche molto rigide, dovuta all'originalità della tecnica di lavoro applicata dai pittori moldavi.

I ricercatori hanno scoperto che alla base dell’azzurro di Voroneţ, la cui tonalità cambia secondo il grado d’umidità presente nell’atmosfera, si trova una pietra chiamata azzurrite, un minerale con giacimenti presenti in Romania e Moldavia.

Chimicamente questo minerale è instabile e molto reattivo; ciò rende l’azzurrite poco affine alla tecnica dell’affresco. Nel medioevo l'azzurrite fu un importante pigmento per il colore blu, in sostituzione del più costoso blu oltremare, derivato dai lapislazzuli. L'azzurrite però aveva il difetto di non essere adatta all'affresco perché tendeva a polverizzarsi e cadere. In questo caso, tuttavia, la peculiarità e il segreto sta nell’utilizzo del pigmento con una certa quantità di acqua e di caseina, con la funzione di collante.

Qui gli artigiani hanno saputo applicarlo al muro con un certo grado di umidità, quando le pareti della chiesa non si erano ancora asciugate, scegliendo esattamente il momento ottimale in cui le vernici sarebbero state meglio unite con l'intonaco.

E’ questo il vero segreto di un colore così profondo, che resiste sulle pareti esterne del monastero da centinaia di anni, senza che il passare del tempo lasci segni sui bellissimi dipinti realizzati dai monaci.

Il monastero presenta proporzioni modeste: dell'impianto originario, oggi è rimasta solo la chiesa, di dimensioni ridotte (25,50 metri di lunghezza per una larghezza che va da 7,70 metri, pronao, a 10,50 metri, abside).

Il monastero di Voroneț è un luogo religioso affascinante per il fatto di inserire, nei propri affreschi, elementi popolari all’interno di un più ampio quadro religioso: è incredibile che i carri usati dai contadini, i costumi moldavi con cui alcuni personaggi sono raffigurati, non allontanano lo spettatore dal sentimento religioso, ma al contrario, lo rafforzano, destando interesse e fascino. L’intento di subordinare l’architettura alla decorazione pittorica fu una scelta che ha rappresentato un’assoluta novità per l’epoca: la parete ovest è una parete priva di ogni apertura ed è interamente dipinta.

Un elemento caratteristico è la presenza, attorno alla chiesa e agli ambienti monastici, di mura di cinta con torri. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che questi monasteri avevano funzioni anche di difesa per le popolazioni circostanti in caso di attacco nemico.

Carlo Policano

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